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Il Pranzo di Natale dei Lenotti a Londra: why not?

Posted by Carlo On agosto - 23 - 2010

(di Carlo L.)

L’estate sta finendo, come cantava Mina, portandosi dietro un discreto bagaglio di influenze intestinali e nostalgie. La nostalgia a settembre è di moda: bisogna mettersela tutti i giorni. Nostalgia di tutto: del mare, delle vacanze, dell’abbronzatura, dei compiti a casa, delle foto fatte al mare, del giorno in cui stavi per divertirti ma eri troppo preso dal fare le foto, del display del cellulare sporco di sabbia, dell’ossessione di avere un ricordo bello con cui riscaldarsi nei temutissimi giovedì di novembre. Insomma, se non sei nostalgico, a settembre, sei tagliato fuori. Out.

 

Ma i Lenotti, iscritti al club, apolitico, dei Penultimi dei Romantici, non si iscrivono al Corso patinatissimo dei Facili Nostalgici. Per questo, ma anche perchè hanno pochissimo da fare, stanno progettando il Natale 2010. Dove andranno i nostri eroi? O meglio, i miei eroi?

 

La proposta arriva da quel buontempone di Paolo, che dopo il suo viaggio Londra-New York-Toronto-Montreal con ritorno a Londra (ahimè, gli avevavamo augurato tutti un viaggio solo andata, ma per questa volta è stato previsto il ritorno), ha partorito la brillantissima idea di organizzare il pranzo del 25 dicembre nella “sua” Londra. Eh sì, avete capito bene. Non più cugini, basta Bologna. Stop al crostino prodiano. E nemmeno Verona. Quest’anno 4/5 dei Lenotti si potrebbero spostare a Londra. Il potrebbero è d’obbligo, perchè una scelta di questo tipo – per una persona comune una ottima idea – ha scatenato in Maria Pia una serie di considerazioni e tensioni seconde solo, in ansie di tipo ossessivo-compulsivo, allo strappo finiano dal Governo Berlusconi di quest’estate.

 

Sarà che un mancato pezzo di ricambio del camper, lo storico Arca degli anni ‘80, un vero cimelio da museo delle Cere ma anche un highlander di raro fascino e sex appeal, ha lasciato Armando e Maria Pia a piedi quest’anno (evidentemente i miei genitori non sono a conoscenza del fatto che oltre al camper esistono tende, roulotte, alberghi e residence pronti ad accoglierli a braccia semiaperte), ma Maria Pia ha avuto molto tempo libero per pensarci ed ha reagito a questa proposta con il fare tipico di chi oscilla tra il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. “Bellissimo ma“, “sarebbe carino però“, sono state le espressioni protagoniste della sua estate. Paura dello strappo diplomatico con la sorella bolognese? Timore dell’aereo? Dei kamikaze palestinesi? Nel frattempo il bicchiere si è rotto.

 

Armando invece ha subito accettato la proposta, incurante del viaggio in treno che lo obbligherebbe alla tappa obbligata, e nemmeno troppo dolorosa, parigina per prendere il TGV (il perchè mio padre non prende l’aereo lo approfondiremo in un’altra era).

 

Giulio invece, dopo il viaggio in Kenya, pieno di colori e sapori romantici ma anche di ricordi più pesanti (quanto meno per l’apparato digestivo), ha risposto prima con un silenzio piuttosto significativo poi ha accettato, facendo notare – da buon organizzatore di feste, spazi e spostamenti – le difficoltà di reperire voli nel periodo festivo.

 

Ma questo pranzo a Londra, s’ha da fare?

Per me naturalmente sì. Obviously.

 

PS: l’articolo è finito prima del tempo perchè l’autore si è improvvisamente annoiato.

 

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eI consigli dello Chef – ricetta n. 2

Posted by Chef Pierfrancesco On giugno - 14 - 2010

(dello Chef Pierfrancesco)

Eccomi qua di nuovo dopo un silenzio durato anche troppo (ma si sa gli chef sono come le star del cinema…..hanno mille impegni che li portano in giro per serate, eventi, feste e per interviste).

Ho saputo che riprende il grande evento di Terrazza Mundial e non potendo partecipare alla prima serata (sarò impegnato a Firenze per la settimana di Pitti) ho voluto comunque essere presente con una delle mie ricette. Sempre seguendo il solco della semplicità visto anche la poca dimestichezza della Famiglia Lenotti con le padelle, mi sono permesso di inviarvi questa facilissima ricetta adatta all’estate.

Una ricetta come si usa dire oggi a Km zero perché si puo’ preparare con ingredienti anche colti nell’orto del vicino.

La ricetta che vi suggerisco è la Panzanella

La panzanella è una ricetta tipicamente estiva, che proviene dalla cucina contadina toscana. Bastano un po’ di pane raffermo e degli ortaggi di stagione per avere un primo piatto fresco e gustoso.

La panzanella

Una ricetta tradizionale, adatta ad ogni stagione, da servire calda, fredda o riscaldata con tante gustose variazioni possibili a seconda del proprio gusto!

  

Difficoltà:

  Immagine111

 

 

  

Tempo di cottura: 15 minuti

Ingredienti per 4 persone:

4 fette di pane casalingo toscano non salato (meglio se raffermo) anche di più.
2 pomodori
1 cipolla rossa
1 cetriolo
2 coste di sedano
Basilico
Olio extravergine di oliva
Sale
Pepe

 

Mettete le fette di pane raffermo in una ciotola con dell’acqua e fatele ammorbidire per 20 minuti circa, dopodichè strizzatele bene e sbriciolatele in una insalatiera. Fate a fettine sottili la cipolla, il sedano ed il cetriolo ed i pomodori in pezzi non troppo grandi. Unite le verdure al pane e mescolate bene con le mani per fare insaporire. Aggiungete olio sale e basilico e mescolate ancora. La panzanella deve essere tenuta in frigorifero almeno per un’ora prima che possa essere gustata al pieno della sua freschezza.

E’ possibile tenere il pane già bagnato e sbriciolato in frigorifero anche per alcuni giorni, per utilizzarlo più volte; tuttavia vi raccomandiamo di non conservare così tanto la panzanella già condita perchè i pomodori, tendono a diventare acidi.

Un tocco finale, per chi piace, è quello di aggiungere qualche goccia di aceto di vino (bianco o rosso) o di aceto balsamico (per i più sofisiticati).

 

Comunque una facile ricetta per una serata tra amici da accompagnare con un piacevolissimo bicchiere di vino bianco fresco magari leggermente frizzante (un prosecco di Valdobbiadene). E poi una ricetta che in occasione dei mondiali di calcio riprende anche il colore della nostra bandiera italiana (il bianco con il pane, il verde con il cetriolo e il basilico ed il rosso con il pomodoro). Un piatto fresco, genuino e rapido anche per chi come Carlo non riesce a distinguere la differenza tra una zucchina e un cetriolo.

Non mi resta che augurarVi buon appettito e Forza Italia.

 

Il vostro chef Pierfrancesco

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Hellas Campione D’Italia: 25 anni dopo.

Posted by Giulio On maggio - 24 - 2010

(di Giulio L.)

25 anni eri un bambino felice e andavi allo stadio con Armando a salutare l’Hellas Verona Campione d’Italia, con tutto quello che voleva dire.

 

Oggi vai allo stadio e speri di vincere x tornare almeno in serie B, dopo 3 infiniti anni di serie C o Lega Pro come la chiamano oggi per fartela sembrare meno triste, ma è sempre serie C alla fine.
Pensi che l’Hellas se lo merita di vincere, pensi che un pubblico così non ce l’hanno neppure la maggior parte delle squadre di serie A. Pensi che lo stadio è l’unico posto in cui c’è polline anche se piove ogni giorno. Pensi che almeno l’anno prossimo i giocatori avranno i nomi sulle maglie.
Pensi che 25 anni fa salutavi gli eroi gialloblu e adesso sei qui incredulo di fronte ad una squadra che non fa neppure un tiro in porta (traversa di Russo dopo 5 minuti esclusa) in quella che dovrebbe essere la partita della vita.
Della loro vita che tu il Verona Campione d’Italia l’hai già visto. 

 

E passano minuti inesorabilmente inutili, passaggi troppo corti, cross sbagliati, corner battuti in fretta, sostituzioni che non danno la svolta sognata. E poi segnano perfino loro. L’arbitro fischia 3 volte, la gente in curva si guarda intorno incredula, che avete cantato, urlato, sperato per 90 minuti e adesso?
E adesso play off, con l’inerzia della stagione che va dalla parte opposta alla tua.
Guardi i ragazzini dietro di te e sorridi amaro, che tu almeno l’hai visto il Verona, quello vero, e perdere col Portogruaro fa sempre male, ma un pò meno.

 

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La vera eredità di un padre – Cap. 4

Posted by Armando On maggio - 6 - 2010

(di Armando L.)

(clicca qui per leggere i capitoli precedenti)

 

Comunque Giulio sembrava recuperato, almeno così pensavo allora. Ma stava entrando in scena il secondo dei Lenotti, di nome Carlo, di quattro anni più giovane, che i frequentatori del blog conoscono doverosamente più di me, dato che ne è l’inventore.

 

Memore dell’esperienza precedente, per non correre inutili rischi, Carlo ebbe subito in dotazione bavaglino, ciabattine, pigiamino, tuta, braghette, calze tutti rosso-neri, un poster di Rivera sopra il letto, insomma sarebbe cresciuto secondo parametri di normalità, almeno all’interno della mia famiglia.

 

Ma a metà degli anni ’80, quando Carlo aveva 7 e 8 anni, l’Hellas Verona, che è la squadra della nostra città, faceva dei meravigliosi campionati in serie A, arrivando nelle prime posizioni della classifica, qualificandosi per le coppe europee, vincendo addirittura il campionato nel 1985. Devo sinceramente ricordare che anch’io ne sono un tifoso, andavo a vederne le partite, voglio dire che era normale per la mia generazione tenere al Verona, che militava di norma in serie B e poi ad una squadra di vertice della massima divisione.

 

Insomma non c’era un conflitto di interessi sportivi.

 

Ma un bambino di quell’età non poteva onestamente capire che io potessi tifare rosso-nero e anche giallo-blu. e siccome Carlo era fin da piccolo un po’ rompiballe (guardate che lo scrivo con affetto), cominciava a tormentarmi ogni volta che Milan e Verona si affrontavano con la domanda che più temevo: “Ma allora domenica tu a chi tieni?”

 

La banale risposta che in fondo un pareggio poteva essere un risultato accettabile per entrambe le squadre non lo soddisfaceva affatto, perché era rompiballe ma non scemo. Non ci crederete, ma riuscire a rispondere al quesito mi è costato una cifra dallo psicanalista, roba che mi sarei potuto comprare l’abbonamento in poltrona numerata per 10 anni.

 

Vi chiederete: in quale stadio? Ve lo dirò la prossima volta.

 

 

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Pedalando per Londra

Posted by Paolo On aprile - 15 - 2010

(di Paolo L.)

Eccomi qui, di nuovo sull’unreality blog di famiglia.

Dalla pseudo-recensione di Avatar ad oggi qualche cosa e’ successa: casa nuova nell’East, un po’ di corse domenicali, lavoro, colleghi che partono ed altri che arrivano, The Lenotti’s che sbarca persino su Twitter.

Insomma, si cerca di tenerle impegnate queste giornate londinesi – certo senza mai farle diventare troppo cool o memorabili, si sa.

Percio’ ecco che in una vita locale fatta notoriamente di sex (poco), drugs (assolutamente zero) e rock’n’roll (OK, quello si), e’ tempo di condividire con gli amici del blog qualcosa di unico, un episodio forse da libro Cuore (che piacera’ a Papa’, se non altro): la mia prima multa in bicicletta. Ebbene si, avete capito bene. MULTA IN BICICLETTA!

 

Un tre settimane fa circa, domenica mattina. Un bel sole scalda la citta’ ancora infreddolita.

La mamma del mio conquilino (Keith) e’ ospite da noi per il weekend.

Decido finalmente di acquistare quella bici adocchiata da un po’ nel negozio di fronte a casa. Casco, luci, luchetto. Prendo tutto il necessario, pago e via!

Penso anche sia una buona idea l’andare verso l’ufficio, non tanto per vedere l’effetto che fa – come avrebbe cantato qualcuno –, ma piu’ semplicemente per vedere quanto ci si impiega. Non voglio fare tardi domani, penso.

Svolazzo tra le vie della City in direzione Farringdon (dove lavoro), quando una volante mi affianca e chiede di sostare. Just a quick chat!  

 

La chat e’ si abbastanza veloce ma certo non indolore. Da buon italiano ho fatto tre rossi di fila senza nemmeno accorgermene – OK l’ultimo si, ma i primi due davvero non li avevo visti!

Mi confermano che mi hanno fermato prima che saltassi il quarto e poi il quinto. 30 sterline e pedalare, perche’ dovrebbero essere 90 (si, 30 per semaforo!).

Cerco di addolcire l’uomo in divisa con il mio umorismo. E’ inglese percio’ lo dovrebbe capire.

Gli dico che qui si tratta di un record mondiale, avro’ comprato la bici da una decina di minuti si e no! Poi e’ pure una bellisima domenica di sole… certo non il modo giusto di iniziarla, no?!

 

Ma no, non funziona granche’. “To me Sunday is like any other day”, mi fa.

 

 

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The Lenotti’s è su Twitter!

Posted by Carlo On aprile - 14 - 2010

Rompiamo il silenzio per presentare l’account Twitter di The Lenotti’s! Eccolo qui a fianco, nella colonna laterale del blog, oppure cliccando qui.

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“La storia di quei due”

Posted by Maria Pia On marzo - 14 - 2010

(di Maria Pia B.)

Clicca e leggi il primo capitolo.

  

Chissà se qualcuno sente l’urgenza di sapere come sia andata avanti la storia di quei due che si incontravano al Bar Ferri, lui a guardare le partite e lei ad aspettare che finissero…

Ne hanno fatta di strada, ne sono passati di mondiali e lui sempre a fare il tifo mentre lei straordinariamente, forse stupidamente paziente a sperare che almeno finisse con i tempi regolari… invece per troppe volte ci sono stati i supplementari, non parliamo poi degli anni in cui c’è stata la tragica fine con i rigori!

 

E questo tifo, passione, mania, fisima… non so come chiamare questo fanatico amore per il calcio ha segnato tutta la lunga storia dei due protagonisti: Armando ha seguito sempre le partite alla radio quando non le poteva vedere in TV, le ha seguite allo stadio, non ne ha persa una!!! Io, Mariapia,  ho capito da subito che con il calcio non potevo competere…. mi sono detta: - ”prendere o lasciare” – Neanche ho provato a dissuaderlo, non avevo nè attributi nè proposte lusinghiere capaci di confonderlo….

Gli anni sono corsi via fra un esame e l’altro, poi il lavoro e chissà se è stata magia o il solito amore, fatto è che armando ha finito per andare a lavorare a Milano!!!

 

Io ero entusiasta di questa sua scelta, non potevo augurarmi di meglio che un moroso che lavorasse in una delle maggior industrie dolciarie italiane dell’epoca… Alemagna!!!!

Rispondevano le telefoniste le poche volte che mi sognavo di chiamarlo, il tono era un misto di dolcezza e intrigo, un certo che di strano che ancora sento nel fondo dei ricordi… ma la vena di gelosia si smorzava in me ogni volta che al ritorno Armando mi portava un sacchettino di dolci. 

 

Lo avrà fatto per farsi perdonare? Sicuramente, ma per me che sognavo un pasticcere era comunque un buon partito!

 

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La vera eredità di un padre – Cap. 3

Posted by Armando On marzo - 7 - 2010

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(di Armando L.) – (Clicca qui per leggere i capitoli precedenti)

A questo punto però devo chiarire, per i pochi ma affezionati lettori del blog, qualcosa sulla fede calcistica e perché io la consideri la vera eredità da trasmettere ai figli.

 

Il fatto è che per tutta la vita continuiamo a saltare da un treno all’altro. Così cambiamo il lavoro, spesso per necessità, e le idee politiche, quando ci fa comodo, a volte anche la religione,  per scarsa convinzione nella nostra, oggi si può mutare perfino il sesso e poi ogni tanto cambiamo la morosa e questo tutto sommato mi sembra il cambiamento meno traumatico, anzi quello che può avere più  giustificazioni.  

 

Qual è allora l’unica fede costante nel tempo, che ci accompagna per tutta l’esistenza, che resiste alle tentazioni e supera le avversità, che non vive di condizionamenti, voglio dire che riesce a ridere nei giorni di pioggia e a piangere in quelli di sole? Ma è chiaro: è la fede calcistica!

 

In un certo senso la fede calcistica è un valore assoluto, anzi l’unico valore assoluto, in mezzo al relativismo che ci circonda. E’ una fede di valori kantiani, un imperativo categorico, una fede senza se e senza ma, come si direbbe oggi. Insomma è qualcosa di costantemente presente alla nostra coscienza, molto più del cogito cartesiano!

 

Ma torniamo, cari lettori, all’eredità di un padre. Certo adesso avrete capito  perché il mio oraziano “ Non omnis moriar” (non morirò completamente) sia sempre stato rappresentato dalla speranza che la mia voce possa continuare un giorno a cantare in quella dei miei figli, ogni volta che la mia squadra del cuore entrerà in campo e io potrò vedermi la partita dall’alto, da un posto privilegiato in cui non si paga il biglietto.

 

(segue)

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Frittelle Fumogene.

Posted by Carlo On febbraio - 28 - 2010

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(di Carlo L.)
Liberamente (ma mi auguro rispettosamente) ispirato agli Esercizi di Stile di Raimond Queneau, ecco un viaggio surreale in un ricordo famigliare.
Questo piccolo esercizio di stile può essere ripetuto all’infinito, con infinite tecniche di narrazione e utilizzando svariate figure retoriche.
Partiamo dal fatto.

 

La Notizia

Febbraio dell’86: un signore di mezza età vuole divertire i propri figli, in una domenica pomeriggio in famiglia. Compra in pasticceria delle frittelle e posiziona il vassoio dentro il forno. Vicino al vassoio dispone due fumogeni gialli e li accende; accende pure la luce del forno,  in modo da simulare la preparazione delle frittelle.
In cucina si forma un fumo di dimensioni molto vaste. Il padre in seguito chiama nella stanza i propri figli che ridono, divertiti da questo episodio. La moglie dell’uomo, e madre dei bambini, reagisce prima con preoccupazione, poi con rassegnazione.

 

Soggettivo 1

In una domenica pomeriggio di febbraio di metà anni ‘80, mio padre, Armando, decide di festeggiare, a suo modo, il carnevale.
Fingendosi pasticciere delle grandi occasioni, improvvisa la preparazione di gustosissime frittelle.
In realtà le frittelle sono state comperate in mattinata alla vicina pasticceria Rossini: per creare l’atmosfera e rendere più credibile la messinscena, Armando posiziona il vassoio dentro il forno, insieme a due fumogeni giallo acceso, che ricordano vagamente quelli accesi per lo scudetto del Verona nell’estate del 85.
Il fumo dentro la cucina ricorda invece il concerto più riuscito dei Pooh, sempre che ce ne sia stato uno: la felicità dei piccoli Giulio, Carlo (il sottoscritto) e Paolo e’ difficile da descrivere.
In mezzo al grande fumo di quella piccola cucina lentamente si avvistano le frittelle appena cucinate.
Gioiamo e ridiamo tutti, tranne Maria Pia che passa dalla paura di aver evitato un incendio allo sconforto di aver sposato un matto.
 

Retrogrado

Che espressione di rassegnazione, la signora Maria Pia! “Ma chi mi sono sposato” sembrava pensasse, dopo che era entrata tutta preoccupata in cucina, richiamata dall’odore di bruciato che si era diffuso per tutta la casa. I piccoli Giulio, Carlo e Paolo ridevano divertiti, di fronte a quel vassoio di frittelle circondato da quella nebbia impressionante, causata da due fumogeni gialli posizionati dentro il forno.
Armando c’era riuscito: aveva finto di cucinare le frittelle, e quel fumo nel forno illuminato avevano completato la sua messinscena, pensata nei dettagli la domenica mattina stessa quando si era recato alla vicina pasticceria Rossini per comprare dei dolci al fine di festeggiare il carnevale in famiglia.

 

Il Comunicato Stampa

Quando la frittella la cucini tu!
Armando stupisce i propri figli grazie ai fumogeni Kyotin

Verona, febbraio ‘86 – Davvero qualcuno pensa che sia difficile stupire i propri figli?
Non ha fatto i conti con Armando, padre di tre graziosissimi bambini, nell’ordine Giulio, Carlo e Paolo.
Domenica, non un giorno qualunque ma giorno di carnevale, Armando ha finto di cucinare le frittelle e ha messo nel forno i dolci comprati in pasticceria, insieme ai dei fumogeni Giallo accessi di Kiotyn.
Con Kyotin è facile far sorridere le persone che si ama: il fumo che si e’ creato in cucina, che ha rispettato il protocollo di Kioto, ha fatto divertire tutta la famiglia.
Anche Maria Pia, moglie di Armando, ha reagito con quel sorriso spontaneo che solo una madre di grande valore e pazienza sa regalare.
E tu? Non vuoi passare una giornata di festa in famiglia?
Regalati Kyotin, regalati un momento di serenità e sorrisi.
(Per informazioni info@kyotin.eu)

 

Cantato da Guccini

Fumo,
Fumo,
Fumo,
Locomotiva vecita pauva.
Fumo del bambino,
Che vide, (nel senso divevtito),
Nel fovno
Che non scalda,
Ma illumina fumo.
Fumo nel suo pensievo,
Fumoso di pauva,
Fumoso di sconfovto,
Fvittelle di domenica,
Finisce la domenica.

 

 Per ora abbiamo terminato, ma naturalmente continueremo a rileggere questo ricordo nei modi più svariati: ma se anche tu vuoi provarci, mandaci il tuo racconto rivisto a info@lenuit.it o aggiungendo un commento a questo articolo.

Un aiutino?

Rileggiamo questo ricordo attraverso:

La visione metaforica

La litote

Scritto da Socrate

Balbettando

…eccetera, eccetera…

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Il Sanremo Campagnolo.

Posted by Giulio On febbraio - 17 - 2010
testatasanremo
 
(dal nostro inviato Giulio L.)
 
Sono passati anni da quando la famiglia Lenotti guardava in insieme Sanremo sul divano in sala.
 
Anni da quando pensavo che fosse lo specchio della musica italiana. Ma poi Sanremo è Sanremo? E cosa vuol dire? Ieri parte della famiglia Lenotti ha fatto compagnia ad Armando x vedere Milan – Manchester, e visto il risultato finale forse perfino il Sanremo campagnolo della Clerici avrebbe avuto il suo fascino.
 
Quindi ieri notte e stamattina ho guardato i video su Youtube.
 
 
Irene Grandi: la voce si sente poco lei sembra la ventura magra (non è un gran complimento). però si sentono i baustelle, e la frase finale con addio e ciao è bella.
DISCRETA. voto 7
 
Valerio Scanu: ha forse 20 anni e sembra cutugno.
CUPO. voto 3
 
Marco Mengoni: ok saper cantare, ok presenza scenica, ma dargli una canzone magari?
VUOTO. voto 4
 
Pupo ecc ecc: su youtube c’è tutto, ma anch’io ho la mia dignità.
ASSENTI. voto 2
 
Fabrizio Moro: non è una canzone? e xchè cantarla allora?
FUORI POSTO. voto 5
 
Malika Ayane: bellissima lei, carina anche se forse non immediata la canzone.
STILOSA. voto 7,5
 
Enrico Ruggeri: se fosse un difensore direi: si salva con l’esperienza.
ONESTO. voto 6+
 
Nomadi e Irene: il mondo piange… eh già…
REALISTI. voto 5
 
Arisa: non vedo l’ora di registrare la canzone x giocare a farci un remix. filastrocca semplice, ma viva. sorelle marinetti top. lei solare e sorridente.
TRASFORMISTA. voto 8
 
Povia: bella l’idea delle ragazze dietro, lui fa un pò di gesti strani e sembra compiaciuto, ma c’è di peggio.
TEATRALE. voto 6
 
Simone Cristicchi: abbastanza gonfia sia la faccia che la canzone strapiena di parole.
INCASINATO. voto 5
 
Sonohra: forse sono fermi lì sul palco da 2 anni, o erano 3? mah…
ARE ERE IRE L’H FAN FUGGIRE. voto 3
 
Toto Cutugno: sembra di essere tornati agli anni 80, ma anche allora non era tra i preferiti.
TRISTE. voto 4
 
Noemi: non capisco cosa guardi alla sua sinistra… ma la canzone è carina. la migliore dei talent show boys&girls. sembra un pò nada.
GRAFFIANTE. voto 6,5
 
Nino D’Angelo: simile a 6,7,8 canzoni, però mi ricorda i tempi del bar cambridge e la napoli di nino tiziana carmine ecc ecc. e se le canzoni devono dare emozioni x me vince lui.
UHE UHE SCIU SCIU. voto 9.
 

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