Archive for gennaio, 2010

La vera eredità di un padre – Cap. 1

Posted by Armando On gennaio - 28 - 2010

(di Armando L.)

Mi chiedo a volte cosa potrò veramente lasciare ai miei figli.

Certo è un problema che mi auguro potranno avere fra alcuni anni, ma intendevo chiedermi quale sarà la mia vera eredità, intendo oltre a quattro muri pieni di ricordi e di libri, che cosa sentiranno di proprio, di personale nel ricordo del padre (volevo scrivere papà, ma questa parola qui mi sembra avere un suono  po’ troppo zuccherato).

A essere sincero, la prima volta che mi sono posto questa domanda è stata quando di figli ne avevo solo uno, Giulio, quello che è seduto, nella foto di famiglia fatta a Natale vicino al camino.

Avrà avuto forse quattro anni, andava all’asilo, guardavamo spesso alla televisione le partite di calcio e mi ricordo una sua battuta molto carina, espressa fra l’altro in modo del tutto involontario, quando mi chiese se le squadre che giocano a pallone in casa giocano come noi nel corridoio.

Non male,vero? Comunque una domenica mentre guardavamo la partita del Milan salta su a chiedermi:

Però, papà, Bettega è forte, vero?”

Io ho fatto finta di non capire, ma quando lui mi ha ripetuto la domanda, mi sono sentito crollare il mondo addosso e ho dovuto bere d’un fiato il bicchierino di whisky, che è sempre pronto sul tavolino davanti al televisore per le emergenze, tipo rigori clamorosi non assegnati al Milan o gol mancati a due passi dalla porta.

Comunque non gli ho risposto. Ho spento il televisore, mi sono alzato dal divano, l’ho pregato di seguirmi nell’ingresso, ho aperto la porta e gli ho chiesto:

“Cosa c’è scritto qui?”

Lui mi ha risposto che non lo sapeva, perché non sapeva ancora leggere.

Allora te lo dico io -ho soggiunto- qui c’è scritto < Famiglia Lenotti > e qui dentro le parolacce come Bettega non le voglio più sentire!”

(segue)

 

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di notte dj.

Posted by Giulio On gennaio - 25 - 2010

(di Giulio L.)
Lo scrittore Achille Campanile, autore divertente e comico, in un suo libro parla dei difficili rapporti tra Gustavo, un giovane, ed il suo vecchio zio.

Gustavo é un ragazzo che, come la maggior parte dei suoi coetanei, preferisce vivere di notte.

Lo zio invece va a dormire presto.

Quando Gustavo rientra a casa a notte inoltrata cerca di fare poco rumore per non svegliare lo zio.

Alle otto lo zio si alza, va in camera del ragazzo e dice: “svegliati Gustavo, il mattino ha l’oro in bocca!”.

Gustavo, che si é addormentato da poco non risponde, ma pensa: “io non capisco perché quelli che si alzano presto al mattino pretendono che tutto il mondo si svegli presto come loro, dicendo che il mattino ha l’oro in bocca.
Io che mi alzo tardi non mi sono mai posto il problema di dire agli altri di svegliarsi tardi che é molto più divertente!
Li lascio fare, si sveglino presto, io voglio solo dormire”.

 

Ecco, quelli che vivono di notte non decidono ciò che devono fare quelli che vivono di giorno.

 

 

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Poesie di Armando

Posted by Armando On gennaio - 19 - 2010

(di Armando L.)
Cari lettori del blog,

eccovi il mio primo sonetto sugli amori d’antan, come direbbero in francese. In effetti nel comporlo avevo nel cuore una splendida canzone di un maestro come George Brassens e sarei commosso se qualcuno mi dicesse che ho saputo ricrearne il clima.

Nell’estate del 2005 lo lessi ad alcuni cari amici a cena sul lago e uno mi suggerì di dedicare una poesia ad ognuna delle mie vecchie morose (vecchie non di età, l’avete capito, ma solo datate nel tempo).
Mi parve un’ottima idea e mi misi subito a scrivere le storielle su questi amori. Certo mi sarei fermato a pochi ricordi, penso come ognuno di noi, ma per dare uno spessore non dico poetico, ma almeno inteso come numero di pagine al libro, che ne è venuto fuori, ho dovuto recuperare alla memoria 60 morose.
Un po’ tante, direte. E poi saranno vere o false? Non vi risponderò nemmeno sotto tortura, anche perché mia moglie ha accesso a questo spazio, anzi ne è uno dei responsabili. E poi è appena il caso vi precisi che questi amori hanno preceduto l’incontro con Maria Pia e che dopo ho messo la testa a posto.

Non mi credete? L’ importante è che ci creda Maria Pia!

Armando

 

 

Le morose vece
 

A òlte penso a le vece morose,
la Sara, la Francesca, la Rosina,
no i èra done nobili o famose
gh’èra na lavandara, na sartina,

 mi a Nadal no ghe mandava rose
né parfumi de moda parigina,
ma quand’ érimo soli, generose
no le sfoiàva la margaritina…

Cosa volì, quando te gh’è vint’ani
el core el cor, el vive su la luna
l’amor no’ l gà pensieri, no’ l gà afani

solo la dona l’è la to fortuna.
Care morose vece inamorà:
gò ricevù de più, de quel che ò dà!

 

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Avatar: una serata in 3D

Posted by Paolo On gennaio - 18 - 2010

(di Paolo L.)

Io che scrivo un pezzo su un film in 3D per il nuovo blog di famiglia – di cui già sono fan su Facebook –, sì, significa davvero anno nuovo, vita nuova!
E no, non perché ora sia single… E’ che aveva ragione Rocky (il IV), e che davvero “se io posso cambiare e voi potete cambiare, tutto il mondo può cambiare.”
Ma andiamo con ordine.

 

Finisco per vedere “Avatar” – che guarda caso la sera stessa verrà premiato ed acclamato ai Golden Globe Awards – per pura coincidenza.

Volevo letteralmente spararmi “Sex, drugs & rock n roll” – uno dice, almeno al cinema! – alle 18.25, all’Odeon in Camden Town. Ma il bus si fa aspettare ed il viaggio diventa un calvario. E’ pure domenica sera, volendo la situazione sarebbe già piuttosto triste di suo.
Insomma arrivo tardi ma non me la prendo. Ormai son qui e si va per il cambio di programma.
Fatto il biglietto si tratta solo di indossare gli occhiali (3D) su quelli veri (da miope). Easy.

 

Il film si scopre sin da subito bello ed avvincente. La sala è piena e segue in un (quasi) religioso silenzio.

C’è un pò tutto dentro Avatar. Il marine un tempo invincibile ed ora sulla sedie a rotelle, la tecnologia USA allo stato più avanzato, la voglia – sempre USA – di ricercare, conquistare, vincere.

Bene contro male, arrivismo, amore, fratellanza, gelosia. Pure gli immancabili spari da far west.
Sin qui nulla di davvero nuovo e, soprattutto, piacevole per i miei gusti. Ma c’è un ma, anzi due.
Quegli occhialini ed una storia tutto sommato non-nuova ma che si riveste e rivende bene  – come se lo fosse, nuova.
La qualità del cinema 3D è ormai impressionante, se pensi che fino a pochi anni fa per casa giravano dinosauri chiamati Commodore e Amiga
E basta cosi poco, nemmeno ci si accorge di stare in un sala buia con degli occhiali da sole adosso.
Inoltre il parallello vita reale e vita da avatar – un Second Life ultima generazione? – è perfetto per questi tempi fatti di social media e iPhone. Chissà, magari un giorno le nostre vite arriveranno anche li. Mi piace comunque vederci dentro un altro parallelo, nemmeno poi così forzato.

 

Se con i vari Rocky il cinema americano degli anni ‘80 cercava di vincere a colpi di film e boxer la guerra fredda contro l’Unione Sovietica, con Avatar si avvera l’esatto contrario.
La sensazione difatti è di aver già letto ed ascoltato tanti di questi dialoghi in riferimento agli odierni – e verissimi – conflitti in Iraq e Afghanistan.
Le truppe americane che faticano in un territorio ostico e non familiare, dove al contrario gli avatar sguazzano a meraviglia.
Le prime che devono affrontare dissidenti interni, i secondi via via più uniti, numerosi e pronti a morire per la propria gente.
Bombe inutili, sganciate anche quando non necessarie, contro armi più rudimentali ma comunque vincenti.
Ed ecco che l’un tempo inimmaginabile oggi accade. Nel 2010 è l’avatar alla Balboa a passare dall’altra parte, non più i compagni russi a cambiare sponda – e per di più nel giro di pochi round…

 

Non svelerò il finale, non si fa. Dico solo che se fosse terminato una trentina di minuti prima, e in modo più amaro, sarebbe stato un capolavoro. Ma gli americani ce l’hanno con sto happy ending
Certo Cameron c’ha visto lungo, con o senza occhiali 3D, ma avrebbe potuto essere meno politically correct e più cinico. Sarebbe stato non solo un film di successo, ma in parte anche di denuncia.
Comunque sia, il vero must è essere abbastanza svelti da infilarsi in tasca/borsa gli occhialini quando accendono le luci… ci riuscirete?

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The Lenotti’s: cos’è?

Posted by Carlo On gennaio - 14 - 2010

 The Lenotti’s è qualcosa di più di un blog. O forse qualcosa di meno: dipende tutto dallo spirito con cui lo guardate.
In ogni caso è il primo unreality-blog della famiglia Lenotti, vale a dire, da sinistra a destra: Paolo, Giulio (seduto), Maria Pia, Armando e Carlo.

Credo che nessuno sentisse l’esigenza di questo blog: forse anche all’interno della nostra bizzarra famiglia!
Ma sarà che abbiamo la possibilità di vederci tutti insieme, come in questa polaroid, tre o quattro volte all’anno, o sarà che le cose bizzarre ci sono sempre piaciute, ecco l’idea di questo folle blog di famiglia.
Ci troverete le nostre passioni, i nostri ricordi, il nostro modo di ridere e prenderci in giro.


Le schede di The Lenotti’s:

Paolo: ragazzo molto miope pazzo per marketing, branding, pubblicità, comunicazione, new media, correre, caffè e nutella.Giulio: pr, dj, produttore, ma insieme fanno un lavoro serio? e quando cresci giulio?Maria Pia:  Mi chiamo Maria Pia, in casa mi chiamano mammapia, o spesso mà. Sono beata (si fa per dire!) fra gli uomini. Mi occupo di ricerca storica e sto incollata al pc giorno e notte!Armando: anziano pimpante, nel senso di amante della Pimpa, nonchè poeta dialettale, autore del best seller “Le Morose Vece”.Carlo: da piccolo rinominato “chiamato due volte” o “paura della sua ombra” per la poca propensione a dire la propria. Ora è cresciuto, ma non troppo. Per gli amici, Lenuit.

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Ha senso pranzare con i parenti a Natale?

Posted by Carlo On gennaio - 11 - 2010

(di Carlo L.)
Ecco la prima grande inchiesta di The Lenotti’s. Perchè di inchiesta, carissimi, si tratta.
“Ha senso pranzare con i parenti il giorno di Natale?”.
Ripetiamo la domanda non tanto, o non solo, per raggiungere prima quel tetto di 2.000 battute che ci siamo prefissati come margine massimo da non sforare per ogni post, ma anche e soprattutto per sottolineare il contenuto della nostra inchiesta.
Insomma, ci sarà un perchè!

Anche quest’anno i vostri cinque affezionati, Armando, Maria Pia, Giulio, Carlo e Paolo, si sono diretti verso Bologna, città natale dei cugini di Bologna (appunto), per il mitico pranzo di Natale.

Premettiamo che con i parenti, cugini e zii, ci vediamo solo quel giorno, il 25 dicembre.
Lo so, è un pò triste: ma ci sono cose peggiori nella vita. E non sto pensando, almeno in questo momento, al risotto alle verdure di mia madre, Maria Pia.
Forse che (numquam), quindi, la rarità del ritrovo potrebbe essere uno o il motivo per dare al pranzo natalizio il senso stesso d’essere?
Forse sì, ma forse no: cioè, ci deve essere dell’altro.

Scavando scavando si deve arrivare per forza ad un perchè, di qualsiasi natura si tratti. Un senso etico, meglio: o un senso pratico. Mi verrebbe da dire un senso religioso ma il timore di sfociare in diatribe più pesanti mi impone di tacere.
Quindi aiutatemi a trovare il senso: un questionario, mi auguro, risolverà ogni dubbio.

 

Ha senso pranzare con i parenti il giorno di Natale?

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PS: per non influenzare il voto, ecco solo a posteriori il menù del pranzo natalizio:

- Antipasto: carciofini e cipolline messe in composta da zia anna e zio antonio salamino e crostini di milza secondo ricetta di tradizione pluiriennale tramandata da nonna Serafina Giannotti toscana doc!
- Primi piatti: cannelloni ripieni, tortellini rigorosamente fatti a mano con ripieno vagliato da severissimo controllo riguardo alla quantità di carne di vitello, misto ad altre carni ma dosate con grande precisione
- Secondo: stinco di vitello con contorno di verdure ripiene e insalata
- Dolce: stella di cioccolato con fiocchi di panna montata e nadalino farcito
Vini: Ripasso Farasco Valpolicella; Recioto Cantine Negrar; Nocino e grappa di amarone; Limoncino della zia Rosa

Nelle prossime settimane il risultato della prima grande inchiesta di The Lenotti’s.

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Il merlo

Posted by Armando On gennaio - 9 - 2010

(di  Armando L.) Ecco: penso sia questo quello che conta nella vera amicizia.
Non vi sembra che il nostro reciproco silenzio sia una manifestazione di volerci veramente capire e rincuorare nel caso l’un l’altro, come vecchi compagni di scuola?
Non so se il mio amico avesse avuto una delusione amorosa, la razione di focaccia al solito la mattina seguente era sparita, in qualche modo penso così si sarà consolato. A proposito i merli maschi hanno il becco giallo, le femmine di colore bruno.
Non credo che questo c’entri molto con questo racconto, è solo per dimostrarvi che ho qualche nozione di ornitologia. Forse un lettore si chiederà perchè anch’io fossi triste quella sera. Vi ho detto che in terrazza sono solito portarmi un bicchiere di vino e la chitarra. Allora sinceramente vi confesserò che quella volta ero malinconico, insomma sentivo che mi mancava qualcosa, avevo un profondo senso di infelicità, ma non dovuto a quello che potreste pensare, sareste assolutamente fuori strada, senza dimenticare poi che mia moglie è al piano di sotto…
Vi sto solo confidando che mi mancavano le sigarette.

Armando Lenotti  


Gh’è sempre un merlo ne la me terassa,
l’è su l’antena del televisor, 
che se el me vede el taca la gran cassa 
el canta el fis-cia el mete el bonumor.   

Se co’ la recia nol ghe intiva massa 
anche se el missia Aida e Trovator,
 ghe porto lì un tocheto de fogassa 
l’è par riconossensa al sonador.   

Ma l’altro di gò visto che el tasea 
che nol gavea voia de fis-ciar, 
che el s’abia incorto che anca mi piansea   

no l’era el tempo giusto par cantar? 
G’avrà ciapà anca lu na qualche bota?
Saralo stà lassà da la merlota?

 

(tratto da “L’angolo di…”, rubrica a cura di Armando Lenotti)


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A Pasqua con i Lenotti!

Posted by Carlo On gennaio - 4 - 2010

Vuoi passare la Pasqua dai Lenotti? Mandaci il tuo CV a info@lenuit.it

La persona che ne ha più bisogno trascorrerà la Pasqua con noi.

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