Archive for maggio, 2010

Hellas Campione D’Italia: 25 anni dopo.

Posted by Giulio On maggio - 24 - 2010

(di Giulio L.)

25 anni eri un bambino felice e andavi allo stadio con Armando a salutare l’Hellas Verona Campione d’Italia, con tutto quello che voleva dire.

 

Oggi vai allo stadio e speri di vincere x tornare almeno in serie B, dopo 3 infiniti anni di serie C o Lega Pro come la chiamano oggi per fartela sembrare meno triste, ma è sempre serie C alla fine.
Pensi che l’Hellas se lo merita di vincere, pensi che un pubblico così non ce l’hanno neppure la maggior parte delle squadre di serie A. Pensi che lo stadio è l’unico posto in cui c’è polline anche se piove ogni giorno. Pensi che almeno l’anno prossimo i giocatori avranno i nomi sulle maglie.
Pensi che 25 anni fa salutavi gli eroi gialloblu e adesso sei qui incredulo di fronte ad una squadra che non fa neppure un tiro in porta (traversa di Russo dopo 5 minuti esclusa) in quella che dovrebbe essere la partita della vita.
Della loro vita che tu il Verona Campione d’Italia l’hai già visto. 

 

E passano minuti inesorabilmente inutili, passaggi troppo corti, cross sbagliati, corner battuti in fretta, sostituzioni che non danno la svolta sognata. E poi segnano perfino loro. L’arbitro fischia 3 volte, la gente in curva si guarda intorno incredula, che avete cantato, urlato, sperato per 90 minuti e adesso?
E adesso play off, con l’inerzia della stagione che va dalla parte opposta alla tua.
Guardi i ragazzini dietro di te e sorridi amaro, che tu almeno l’hai visto il Verona, quello vero, e perdere col Portogruaro fa sempre male, ma un pò meno.

 

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La vera eredità di un padre – Cap. 4

Posted by Armando On maggio - 6 - 2010

(di Armando L.)

(clicca qui per leggere i capitoli precedenti)

 

Comunque Giulio sembrava recuperato, almeno così pensavo allora. Ma stava entrando in scena il secondo dei Lenotti, di nome Carlo, di quattro anni più giovane, che i frequentatori del blog conoscono doverosamente più di me, dato che ne è l’inventore.

 

Memore dell’esperienza precedente, per non correre inutili rischi, Carlo ebbe subito in dotazione bavaglino, ciabattine, pigiamino, tuta, braghette, calze tutti rosso-neri, un poster di Rivera sopra il letto, insomma sarebbe cresciuto secondo parametri di normalità, almeno all’interno della mia famiglia.

 

Ma a metà degli anni ’80, quando Carlo aveva 7 e 8 anni, l’Hellas Verona, che è la squadra della nostra città, faceva dei meravigliosi campionati in serie A, arrivando nelle prime posizioni della classifica, qualificandosi per le coppe europee, vincendo addirittura il campionato nel 1985. Devo sinceramente ricordare che anch’io ne sono un tifoso, andavo a vederne le partite, voglio dire che era normale per la mia generazione tenere al Verona, che militava di norma in serie B e poi ad una squadra di vertice della massima divisione.

 

Insomma non c’era un conflitto di interessi sportivi.

 

Ma un bambino di quell’età non poteva onestamente capire che io potessi tifare rosso-nero e anche giallo-blu. e siccome Carlo era fin da piccolo un po’ rompiballe (guardate che lo scrivo con affetto), cominciava a tormentarmi ogni volta che Milan e Verona si affrontavano con la domanda che più temevo: “Ma allora domenica tu a chi tieni?”

 

La banale risposta che in fondo un pareggio poteva essere un risultato accettabile per entrambe le squadre non lo soddisfaceva affatto, perché era rompiballe ma non scemo. Non ci crederete, ma riuscire a rispondere al quesito mi è costato una cifra dallo psicanalista, roba che mi sarei potuto comprare l’abbonamento in poltrona numerata per 10 anni.

 

Vi chiederete: in quale stadio? Ve lo dirò la prossima volta.

 

 

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