(di Armando L.) – (Clicca qui per leggere i capitoli precedenti)
A questo punto però devo chiarire, per i pochi ma affezionati lettori del blog, qualcosa sulla fede calcistica e perché io la consideri la vera eredità da trasmettere ai figli.
Il fatto è che per tutta la vita continuiamo a saltare da un treno all’altro. Così cambiamo il lavoro, spesso per necessità, e le idee politiche, quando ci fa comodo, a volte anche la religione, per scarsa convinzione nella nostra, oggi si può mutare perfino il sesso e poi ogni tanto cambiamo la morosa e questo tutto sommato mi sembra il cambiamento meno traumatico, anzi quello che può avere più giustificazioni.
Qual è allora l’unica fede costante nel tempo, che ci accompagna per tutta l’esistenza, che resiste alle tentazioni e supera le avversità, che non vive di condizionamenti, voglio dire che riesce a ridere nei giorni di pioggia e a piangere in quelli di sole? Ma è chiaro: è la fede calcistica!
In un certo senso la fede calcistica è un valore assoluto, anzi l’unico valore assoluto, in mezzo al relativismo che ci circonda. E’ una fede di valori kantiani, un imperativo categorico, una fede senza se e senza ma, come si direbbe oggi. Insomma è qualcosa di costantemente presente alla nostra coscienza, molto più del cogito cartesiano!
Ma torniamo, cari lettori, all’eredità di un padre. Certo adesso avrete capito perché il mio oraziano “ Non omnis moriar” (non morirò completamente) sia sempre stato rappresentato dalla speranza che la mia voce possa continuare un giorno a cantare in quella dei miei figli, ogni volta che la mia squadra del cuore entrerà in campo e io potrò vedermi la partita dall’alto, da un posto privilegiato in cui non si paga il biglietto.
(segue)
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